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CHI SIAMO
01

LA CANTINA
Inizialmente la Cantina si trovava sotto la casa di famiglia, attualmente trova invece ospitalità nella nuova struttura, adiacente alla casa, costruita ex-novo all’inizio degli anni 2000. È in questo spazio che vengono realizzate tutte le attività post vendemmiali, dalla vinificazione, all’affinamento, all’imbottigliamento.

Dotata delle più moderne ed efficienti tecnologie la Cantina ha come scopo principale quello di esaltare al meglio le qualità delle uve che vengono lavorate. È a questo fine che vengono utilizzate tecniche di macerazione a freddo, salassi, rimontaggi e follature.

Di grande rilevanza è la Barriccaia che, scavata interamente a mano nel tipico tufo orvietano, gode naturalmente delle migliori caratteristiche di temperatura e umidità per l’affinamento dei nostri Cru.

02

I VIGNETI
E’ questa una delle convinzioni di chi lavora, con dedizione e passione, nella nostra azienda ed è per questo fine che Odoardo Gialletti si occupa direttamente della coltivazione dei vigneti di famiglia. Questi sono dislocati nella zona sud di Orvieto, suddivisi tra 5 poderi: PorticinaCalvelliMurotondo e Sanale nel Comune di Baschi, sulle colline che si affacciano di fronte alla cantina e il podere di Castellunchio, nel Comune di Orvieto, sulla collina sovrastante lo stabilimento.

Ognuno di essi ha caratteristiche differenti, sia per ciò che concerne la composizione del terreno che per quanto riguarda la diversa esposizione, ed è proprio questa particolarità che ha permesso, con il tempo e con l’esperienza, di individuare le migliori condizioni pedo-climatiche affinché numerose varietà, sia autoctone che internazionali, trovassero il loro habitat naturale.

 

La composizione della terra dei vigneti è prevalentemente di origine vulcanica e ricca di ciottoli, ma non mancano vigneti con altre tipologie di terreno: argillosi, sabbiosi e calcarei. Il sistema di allevamento usato è prevalentemente il cordone speronato, ma per una parte di vigneti viene impiegato il sistema di allevamento a Guyot. La densità di ceppi per ettaro varia da un minimo di 2000 per i vigneti più vecchi, in particolare per le varietà che compongono il vino di Orvieto, a un massimo di 6000 per i vigneti più moderni.

Da diversi anni infatti si lavora con l’obiettivo di avere più piante per ettaro e meno uva per pianta, affinché i pochi grappoli che nascono sulla pianta abbiano una maggiore qualità. È ormai dimostrato inoltre che la vite è una pianta che esprime il meglio di sé quando va in competizione. Ecco quindi che maggiori sono le piante per ettaro maggiore è la competizione che si crea fra le singole piante.

03

LA FILOSOFIA
“Identificare il territorio sotto il profilo della tradizione e della qualità”.

Questo è, sempre lo stesso, il nostro obiettivo. L’unica cosa che cambia è la consapevolezza che il prodotto che abbiamo ottenuto non è il migliore, in quanto ogni successivo anno, con maggiore esperienza e professionalità, saranno raggiunti sicuramente risultati migliori.

È per questo che ogni anno, a “La Carraia”, continuiamo a effettuare ricerche e sperimentazioni sia in vigna che in cantina, per esplorare nuove strade che possano condurci a migliorare i prodotti tenendo sempre bene in mente il nostro obiettivo.

LA NOSTRA AZIENDA

Giovane e dinamica, l’Azienda Vitivinicola La Carraia nasce nel 1988 dalla collaborazione tra la famiglia Gialletti, esperti viticoltori dell’Orvietano, e la famiglia Cotarella, winemakers di fama mondiale. La filosofia di questa cantina intende coniugare la tradizione millenaria del vino di Orvieto, che affonda le radici nell’antica origine etrusca, al costante lavoro di ricerca che tra tradizione e innovazione i produttori di oggi devono compiere per ottenere vini sempre migliori, guardando al gusto del mercato e alle tecniche enologiche più moderne, pur mantenendo inalterate quelle proprietà che rendono unici i vitigni, il terreno e il microclima – in una parola il terroir – di queste colline umbre.

Realtà produttiva ormai affermata, presente sui mercati nazionali e internazionali, La Carraia ama mantenere l’idea che il vino sia un prodotto di famiglia, che scaturisce da uno speciale legame con la terra e i suoi ritmi. Ancora oggi, quotidianamente, Odoardo Gialletti e i figli Mauro e Marco visitano i vigneti dell’azienda, guidando le operazioni di cura necessarie al mantenimento di una qualità che è, prima di ogni altra cosa, un gesto d’amore nei riguardi della natura e di chi la rispetta e la asseconda con l’accortezza del lavoro umano.

In omaggio alla grande tradizione del territorio l’azienda debutta nel 1988 con un Orvieto Classico DOC, frutto di una meticolosa selezione di cloni a bassa produttività particolarmente interessanti sotto il profilo aromatico e organolettico. Alla tradizione si affianca, pochi anni dopo, un raffinato Orvieto Classico Superiore di bella persistenza e freschezza, il “Poggio Calvelli”, particolarmente apprezzato per l’ottimo rapporto qualità/prezzo.

Intanto nel vigneto San Valentino, oggi cru dell’azienda, giungono a maturità gli impianti di Merlot e Cabernet Sauvignon, vitigni allora considerati “eretici” in una zona dominata dal bianco. Eppure, l’eresia riuscì a guadagnare grandi consensi grazie alla qualità e alla notevole eleganza del “Fobiano” (1995), un taglio bordolese elevato un anno in barrique francesi. I risultati e il gradimento di questo vino d’eccellenza esprimono e rafforzano l’idea che queste terre, da sempre note per i bianchi, possano esprimere anche grandi rossi. Cosa peraltro conosciuta e sostenuta anche nell’antichità: basti pensare a Sante Lancerio, che nel XVI secolo aveva la responsabilità di rifornire la cantina di Papa Paolo III, e che già aveva intuito e assecondato la preferenza di Sua Santità per quel vino rosso, detto “Sucano”, prodotto nelle colline prossime a Orvieto.

 

La qualità del Fobiano, la passione per i rossi e la volontà di dare lustro alla tradizione autoctona diventano le ragioni di un innovativo progetto enologico, concretizzatosi in nuovi impianti di Sangiovese e Montepulciano. Vitigni, in verità, già presenti sul territorio e tuttavia “in cerca d’autore”, di un interprete capace di dedurne le potenzialità più originali. Nel 1997 nasce così il “Sangiovese”, vino caratterizzato da una piacevole freschezza e giovialità.

Sulla scia degli innovativi rossi vengono successivamente creati il “Tizzonero”, blend di Sangiovese e Montepulciano, e il “Giro di vite”, vino di grande equilibrio pur nella potenza della concertazione: accattivante e cremoso, dalle complesse sfumature aromatiche, riposa per un anno in barrique di rovere. Dopo la riuscita esplorazione sulle potenzialità dei rossi, il 2006 segna l’inizio di una nuova e avvincente ricerca sui bianchi, con un sapiente intreccio fra terroir, risorse autoctone e la piacevolezza che da sempre caratterizza la produzione dell’azienda La Carraia.

Nasce “Le Basque”, ottenuto da Grechetto e Viogner, intrigante fusione di anima umbra e esprit francese, métissage ardito di profumi sorretti da una struttura importante e tuttavia soavemente piacevole. Magnifico connubio delle uve Grechetto e Viogner, “Le Basque” ha scelto, in armonia con il territorio di produzione, un nome leggendario: quello attribuito nell’alto medioevo a Ugolino di Biscaglia, l’ufficiale carolingio che, secondo la tradizione, eresse sulle rive del fiume Tevere quel castello da cui prende nome lo splendido borgo del comprensorio orvietano a cui La Carraia è prossima.

Tre anni dopo, nel 2009, entra in scena lo “Chardonnay” in purezza. L’idea è quella di mettere in piena luce l’elegante e raffinata espressività di un vitigno che in queste colline ha trovato un giusto registro di elevazione: un vino eccellente che porge sequenze di aromi floreali e tropicali seguendo il filo di un originale tratto minerale, sapientemente in linea con le grandi potenzialità di un territorio capace di esprimere singolari sorprese.


 

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